Senza Smalto

Prima la bozza, poi l'opera d'arte. Dopo vari tentativi, Chialuna abbandona definitivamente il blog natìo e approda qui. Un blog senza maschera, senza problemi, senza scorciatoie. Un blog senza smalto, ma con un suo fascino. Perchè "senza smalto" non significa "senza classe".

Leave your expectations at the door.

giovedì 19 novembre 2009

London calling!








Domani parto per Londra! Una piccola vacanza di 5 giorni è quel che ci vuole per uscire da questo periodo altamente stressante.
Se quando sarò sul suolo inglese deciderò di non tornare indietro lo capirete facilmente: non avrete mai più mie notizie.
Goodbye!

mercoledì 11 novembre 2009

"Book-a-holic again" o "Del ritorno della mia bibliomania perduta"

Alla fine ho deciso che "Storia dell'Arte contemporanea" non s'ha da fare. Se ne riparla a Gennaio. Non è proprio periodo, per studiare. Troppe cose per la testa. Troppe cose a cui pensare. Cose che con l'arte contemporanea hanno poco a che fare. Molto poco a che fare. Nulla a che fare.

Ultimamente ho ripreso a leggere. Per un periodo di tempo irragionevolmente lungo - da Aprile a due settimane fa, pressappoco - non ho letto nulla. La cosa - credetemi sulla parola - è sconvolgente: non credo ci siano dei precedenti. Ho imparato a leggere a 3 anni e non ho mai smesso di farlo, che io ricordi. Eppure in quel periodo di vuoto non ho trovato le forze per chinare la testa su un libro qualunque che non fosse un fumetto o una raccolta di racconti brevi, e sempre con scarsa continuità. Il motivo? Lo studio, la stanchezza e poi, d'estate, gli orari da nottambula che facevo. Quando ormai mi ero rassegnata all'idea che la bella stagione della lettura, per me, poteva dirsi conclusa (e quando già mi stavo rodendo le mani per tutti i libri che avrei voluto leggere e non ho letto, manco fossi a un passo dalla morte), di colpo, ecco: è tornata.
Nel giro di due settimane ho divorato tre libri: Penelope alla guerra (O. Fallaci), che non avevo mai letto, Orgoglio e pregiudizio (J. Austen) e Jane Eyre (C. Bronte), , che avevo già letto l'anno scorso poco prima che gli esami mi facessero precipitare nella spirale dell'oblio. Ora sto rileggendo La Storia (Elsa Morante), che, a mio parere, è straordinario. E' un romanzo intensamente poetico, ma riesce ad esserlo senza allontanarsi di un pelo da quel realismo di cui necessito per amare a fondo ciò che leggo.
Il mio riavvicinamento alla lettura si sta manifestando come una sorta di frenesia: divoro le pagine, mi stacco dal libro alle ore più improbabili (ieri: 3:12, lo so perchè ho guardato la sveglia prima di spegnere l'abat-jour).

Si vede che l'astinenza mi ha fatto bene. La dipendenza è ricominciata. E non voglio del tacchino freddo, o altri surrogati. Mi sta bene così.

Giusto per restare in tema, un fantastico questionario sui libri che ho prelevato tempo fa dal blog di Pulsatilla ! Tutti in coro: EVVIVA!

1. Come avete organizzato la vostra libreria: per argomento, per autore secondo l'alfabeto, a casaccio? E in tal caso il casaccio segue uno schema?

Allora. E’ necessaria un’importante premessa. Io oscillo continuamente tra due poli: l’ordine maniacale e il disordine apocalittico; un po’ come dire “kosmos” e “kaos”. E questo riguarda ogni aspetto della mia vita, ivi compresa la libreria. Una volta ogni sei mesi – in media - vengo colta da un raptus di ordine che mi spinge a dare un senso agli scaffali, alla disposizione dei libri. Quando ciò avviene, il criterio primario è quello estetico: dispongo i tomi in modo che alle estremità ci siano quelli più alti e al centro quelli più bassi (ebbene sì), faccio attenzione affinchè i libri della stessa collana (e cioè i libri con la stessa rilegatura) siano tutti vicini, eccetera. Come se questo non fosse un sintomo sufficientemente convincente della mia sopita sindrome maniaco-depressiva, isolo alcune categorie di libri in spazi ben definiti e riservo loro un trattamento speciale. Si tratta di: raccolte di poesia, libri a cui sono particolarmente affezionata, fumetti. Per i primi (trattasi di pochi volumi, in verità; la mia collezione di poesia è piuttosto povera e consta di – vado a memoria perché sono a Pàvia - : il Liber di Catullo, l’Antologia di Spoon River, una silloge di poesie di Prèvert, I fiori del male di Baudelaire, Poesie d’amore di Verlaine e due volumi di poesia classica) ho scelto l’angolo in fondo a sinistra di un ripiano ad altezza occhi. La seconda categoria equivale a quelli che un tempo chiamavo “i miei libri preferiti”, attualmente riconvertiti in “libri a cui sono particolarmente affezionata” (benché alcuni tra essi siano tutt’ora i miei “preferiti”): Harry Potter (tutti e sette), i libri di Stefano Benni (molti, ma non ancora tutti), alcuni romanzi di R. Campo (a proposito, qualcuno ha la mia copia di Mai stata così bene? Non lo trovo più. Sono triste!), i “Diari” di Cobain, Ivanhoe di W. Scott, Il giro di vite di H. James e qualche altro libro-ricordo (ovvero libri che sono al tempo stesso ricordi, souvenir di una vita). Infine, ai fumetti – qualche Manga, svariate raccolte dei Peanuts, un’antologia ridotta malissimo di Mafalda, alcuni Diabolik e altri – ho lasciato uno scaffale rasoterra. Infine, giusto per aggiungere un pizzico di paranoia alla mia cartella clinica, a coordinare il tutto è il criterio dell’apparenza agli occhi di terzi: i libri di cui vado più fiera, che mi fanno sentire intellettuale e intellettualmente appagata nonché acculturata, bene in vista; quelli di cui un po’ mi vergogno negli angoli bui o negli scaffali più irraggiungibili. Un po’ come dire: lontano dagli occhi (degli altri), lontano dal cuore. Questo – come dicevo all’inizio – è il kosmos che ciclicamente impongo alla libreria – e a me stessa. Ma dopo qualche settimana il kaos torna a prevalere – come è giusto che sia – e alcuni libri (prelevati dallo scaffale) si accumulano sul comodino, su cui vegetano per mesi, o in altre stanze; altri finiscono in case altrui (e a volte non ritornano); altri ancora si spostano, si infilano in diagonale tra gli altri, si incastrano, scivolano via dalla razionale impalcatura che avevo loro dettato. C’est la vie.

2. Avete libri in lingua straniera, se sì, li organizzate per lingua o per autore?

Detengo un numero irrisorio di libri in lingua straniera. Prima di tutto citerei Animal farm (G. Orwell), Educating Rita (W. Russel), Macbeth (W. Shakespeare) e The Moonstone (?), che sono residui del liceo. I primi tre sono dei signori libri (per quanto in edizione per studenti, con note e, talvolta, esercizi), l’ultimo è un triste libello per le vacanze estive, assegnatomi tra V ginnasio e I liceo e caratterizzato da una trama demente. In seguito si sono aggiunti The picture of Dorian Gray (O. Wilde), che comunque non ho mai letto (non integralmente, almeno) in lingua originale, The lord of the Ring – The fellowship of the Ring (J.R.R. Tolkien), che ho solo sfogliato (ci ho provato, a leggerlo, ma oggettivamente non sono in grado) e Harry Potter and the Philosophical stone (J.K. Rowling), che ho letto (anni dopo l’edizione italiana). Nessuno di questi libri è soggetto a criteri di organizzazione diversi da quelli citati nel punto uno (se non The Moonstone, di cui credo di essermi finalmente sbarazzata e per il quale vale dunque, se così si può dire, il criterio del “mi fai schifo ergo ti butto”).

3. Li foderate, i libri, per proteggerli dal passare del tempo?

Come no! E nel tempo libero costruisco pigiami alle anguille usando le vecchie cravatte.

4. Ci scrivete il vostro nome, oppure la data di quando ne siete venuti in possesso?

Il nome, ma di solito solo se devo prestarli a qualcuno (coltivo la vana speranza che questo faciliti la restituzione, ma non sempre è così).

5. Sottolineate le frasi che vi interessano, durante la lettura? Con cosa si sottolinea, con una neutra matitina o una penna devastante? E il testo lo glossate, ci scrivete cioè degli appunti a margine, o a piè di pagina? Fate delle orecchiette?

Un tempo facevo le orecchie per tenere il segno, ma un giorno Iddio mi ha illuminata e ho abbandonato questo vizio devastatore. In compenso ho preso a sottolineare/glossare i libri, con una matita (a meno che non si tratti di testi che leggo per l’università e che disprezzo, in tal caso va bene tutto, anche l’indelebile, per quel che frega a me). Le orecchie le faccio ancora, ma piccole piccole e solo se non ho una matita a disposizione e temo di scordare una frase particolarmente bella. L’idea è quella di trovare una matita il prima possibile e sottolinearle, eliminando prontamente l’orecchia. Non accade quasi mai (non tempestivamente, almeno). Avevo anche – e ho ancora, da qualche parte – un quadernetto in cui trascrivere le citazioni predilette, ma la pigrizia ha prevalso da tempo.

6. Vi è mai capitato di leggere più volte lo stesso libro?

Eccome! Rileggendo scopro dettagli nuovi. Inoltre un libro cambia tantissimo a seconda del momento della vita in cui lo leggi. Delle volte, poi, a spingermi è la nostalgia, o un bisogno psicologico preciso (ogni libro è la terapia a un problema diverso).

7. Vi è capitato di acquistare un libro che avevate già, un doppione cioè? E che ne fate, lo tenete, lo regalate?

Mi è capitato in quanto talvolta acquisto libri che poi scopro esistere già in casa (i miei hanno una libreria abbastanza ricca, e dal momento che di solito non mi faccio scrupoli ad appropriarmi dei loro libri li considero un po’ come se fossero miei). Capita più spesso che mi regalino un libro che ho già. In questo caso, se è possibile, provvedo a farlo cambiare, se non è possibile mi rassegno e/o cerco di disfarmi della copia a cui sono meno affezionata, ma non sempre ci riesco. In casa mia ho due copie di L’amico ritrovato (F. Uhlmann): mai letto. Voci autorevoli mi assicurano che è bello, ma ho provato a iniziarlo quando avevo circa dieci anni e mi ha fatto talmente schifo che non sono più riuscita a toccarlo. Del resto, avevo dieci anni. Probabilmente, se ora riuscissi a superare il pregiudizio di vecchia data, sarei pronta ad apprezzarlo (promemoria per il weekend: cerca l’ Amico ritrovato e leggilo).

8. Il vostro fidanzato ha dei libri uguali, come vi comportate: li tenete in doppia copia o ne conservate una?

DOPPIA COPIA. Assolutamente. Non convivo, ma, se/quando succederà, non permetterò mai a uno dei miei libri di sparire solo perché ce ne è un altro uguale in casa.

(Trip mentale. La mia copia de Il piacere di d’Annunzio si aggira con aria strafottente da gangster in un ipotetico appartamento mio e del Consorte. Improvvisamente, mentre percorre con lo sguardo il suo territorio, individua l’edizione de Il piacere del Consorte, che con modo di fare sprezzante da mafiosetto si accende una sigaretta. I due si guardano in cagnesco. Gli altri libri nella stanza ammutoliscono e arretrano, lasciando ai due rivali un ampio spazio nel mezzo della stanza. Le due copie del romanzo si avvicinano e iniziano a studiarsi a vicenda, sul loro volto è stampato (ah ah!) il disgusto reciproco. Dopo qualche istante di silenziosa sfida, la mia copia de Il piacere si avvicina al nemico e alzando il pugno con fare minaccioso urla: “Questa casa non è abbastanza grande per tutti e due. Risolviamo la questione da uomini, cioè da edizioni rilegate.” Su queste parole inizia la rissa: i due si gettano l’uno sull’altro e iniziano a strapparsi vicendevolmente le pagine con furia omicida. Chi vincerà? Fine del trip)

9. C'è un libro acquistato che non siete riusciti a leggere perché l'avete trovato bruttissimo e di cui vorreste sbarazzarvi perché vi imbarazza tenerlo in biblioteca, e avreste il coraggio di eliminarlo? Che sorte decidereste?

Purtroppo sono frequentemente vittima degli acquisti compulsivi. Per i libri, poi, ho un debole, soprattutto se si tratta di libri usati nei mercatini o di libri in offerta speciale. In questi casi cedo abbastanza facilmente: penso “è un affare! magari, prima o poi, questo libro potrà servirmi. E se non lo compro adesso mi maledirò per il resto della mia misera esistenza terrena!”. Pertanto, la mia stanza pullula di libri comprati senza riflettere. Alcuni di questi si sono rivelati ottimi acquisti (es. Cuore di cane di Bulgakov, che mi ha letteralmente aperto un mondo), altri sono solo in standby – prima o poi troverò il tempo/lo sbatti/l’interesse per leggerli; altri ancora sono “libri che prima o poi potrebbero servirmi o interessarmi” (vedi sopra), e infine tutti i rimanenti sono semplicemente libri terribili e/o imbarazzanti. L’ultimo esponente di tale categoria: Almeno il cappello (A. Vitali). Di Andrea Vitali parlano tutti bene, tranne mia madre, che appena mi vide entrare in casa con quel libro sottobraccio mi ha ammonito con un profetico: “Vitali fa pietà”. Aveva ragione lei (e avevano torto tutti gli altri)(almeno per come la vedo io): non sono mai andata oltre il terzo capitolo. E dire che l’ho pagato ben 18 euro! In questi casi cerco sempre di sbarazzarmi dei libri permutandoli in regali e/o vendendoli e/o barattandoli. Un tempo, a Fanghiglio, esisteva un negozio in cui potevi barattare i libri usati per altri libri usati. E’ durato poco più di tre mesi, a riconferma del fatto che la maggioranza dei Fanghigliesi ama vivere nell’ignoranza più abissale. Ora mi arrangio con quello che trovo, ad esempio alcuni pub gestiti da gente particolarmente illuminata in cui viene allestito uno spazio di “scambio libri” (segnalo il Clock Tower, più noto come “l’Irish”, a Fanghiglio e il K.O. di Rivolta d’Adda, scoperto recentemente). Appena avrò tempo, farò una corsa a scambiare i miei libri brutti, tra cui Almeno il cappello di A. Vitali, che sia maledetto. Ho già adocchiato qualche libro che mi interessa al K.O. L’alternativa al baratto sarebbe quella di rivendere i miei acquisti sbagliati su eBay: è un’idea che vagheggio da molto tempo, ma non ho ancora avuto lo sbatti per impegnarmi seriamente in questo senso.

Aneddoto: un anno e mezzo fa sono andata all’Irish pub per barattare qualche libro. Il giorno prima ero stata lì a pranzo con un’amica e avevo adocchiato qualche preda, tra cui una splendida edizione de Il signore degli Anelli della Rusconi (per intenderci: questa), consunta al punto giusto. La bramavo. Mi sono quindi presentata con un pacco di libri da scambiare, tra cui la mia edizione di ISDA , praticamente nuova. Ho iniziato a contrattare con la proprietaria del pub, la quale si stupì moltissimo quando vide che volevo scambiare la mia copia del ISDA, in ottimo stato, con il vecchio libro che avevano loro. Così stupita che chiamò il suo collega! I due mi chiesero cosa mi spingeva a voler fare questo scambio apparentemente svantaggioso, anzi: sembrava quasi sospettassero un inganno. Gliel’ho spiegato: ho letto Il signore degli Anelli per la prima volta a otto anni, ma all’epoca non lo possedevo (non era ancora scoppiata la mania e ai miei non è mai piaciuto il genere fantasy, quindi non lo avevano mai comprato), e quindi me l’ero fatto prestare da una mia amica che aveva in casa una copia vecchissima, della Rusconi, per l’appunto. Anni dopo – poco prima dell’uscita del film – ho comprato un’edizione nuova, ma non l’avevo mai sentita “mia”, mi sembrava fredda e priva di fascino, quasi asettica. Dopo questa spiegazione da Piccola Fiammiferaia dei libri, i due si presero bene. E fu così che l’edizione della Rusconi fu mia. (In realtà, un piccolo inganno c’era: nella mia copia mancava la cartina della Terra di Mezzo originariamente allegata nel retrocopertina, perché l’avevo strappata per appenderla in camera ai tempi dell’uscita del primo film; nell’edizione che mi hanno dato loro, invece, la cartina era ancora al suo posto, più bella che mai. Sono diabolica).

10. Preferite il prestito di una biblioteca o l'acquisto in una libreria?

Chiaramente preferisco l’acquisto, ma non necessariamente in libreria: adoro, al contrario, i libri usati. Costano meno e sanno di vissuto. Ciononostante, non ho nulla contro il prestito in biblioteca e/o il prestito dagli amici, anzi: lo considero un buon mezzo per evitare gli acquisti sconclusionati (ne faccio già troppi, e cerco di approfittare di ogni momento di lucidità che mi impedisca di avvicinarmi ogni giorno di più alla soglia della povertà).

11. Edizioni economiche, "normali" o prestigiose?

E’ assolutamente indifferente. Mi stanno sul cazzo i discorsi su quanto contino la copertina, la qualità di stampa o l’edizione (eccetto casi anomali, come Il signore degli Anelli della Rusconi di cui parlavo al punto 9). I libri sono solo il tramite materiale, perdio! Paradossalmente, nel fare mia un’edizione particolarmente brutta o conciata, mi sento quasi più felice. (ciao amore!)(io e il Consorte la pensiamo diversamente su questo punto: da bravo ex studente dell’Artistico, ama l’estetica del libro)(la pensiamo diversamente anche sul prestito in biblioteca: lui, da bravo romantico, è per l’acquisto, io, che ho uno sviluppatissimo senso pratico, sono capace di andare oltre, talvolta, in nome dell’economia).

12. E-book o libri di carta o entrambi?

Come dicevo prima, al punto 11, il libro come oggetto è solo un tramite. Il Maestro e Margherita è un capolavoro anche se scaricato da internet, per quanto leggerlo tutto al pc possa causarti traumi permanenti alla cornea e/o allucinazioni)(parlo per esperienza: incapace di aspettare l’edizione italiana e troppo povera per potermi permettere Harry Potter and The Deathly Hallows, all’epoca lo lessi tutto su internet, in sei giorni.)

13. Prestate volentieri i vostri libri, ne siete gelosi? Se non ve li restituiscono, li richiedete indietro o li lasciate andare per la loro strada?

Non solo li presto volentieri, ma, ancora più spesso, cerco di imporli ai miei amici! Non sempre vengo ascoltata, ma sono fiera di aver diffuso con successo Rossana Campo, Stefano Benni, Svevo e qualche altro autore. In quanto alla restituzione: spesso è un’utopia. Certi libri possono esser definiti ormai “persi per sempre”. Ma rassegnarsi è dura (insisto: Mai stata così bene ce l’ha qualcuno?). Inoltre, a causa di qualche incidente (conigli mannari – Ciao Mek! in fondo ti ho sempre voluto bene - , banane spiaccicate negli zaini, bottigliette d’acqua traditrici…), talvolta i libri mi sono tornati indietro in condizioni pietose. Ma per quanto io ci rimanga male, poi mi passa. C’è da dire che, fin’ora, mi sono sempre tornati indietro rovinati ma leggibili. Se mi restituissero un libro illeggibile potrei uccidere.

14. Se vi chiedessero di partecipare al bookcrossing, liberereste un libro vostro o comprereste una copia lasciando in giro quella?

Comprerei una copia nuova. Sempre che io abbia i soldi per farlo, chiaro. Altrimenti, cippa.

15. Avete mai riciclato un libro che vi era stato donato, regalandolo a vostra volta? Ne avete mai ricevuto uno riciclato, e qual è stata la vostra reazione?

Sì: ho riciclato i libri. Sia col baratto, sia spacciandoli per regali nuovi. Alcune volte mi sono pentita: ricordo chiaramente un libro che, a suo tempo, ho regalato a qualcuno (l’avevo trovato orribile) ma che, ne sono convinta, apprezzerei moltissimo ora, se lo potessi rileggere. In quanto al ricevere libri riciclati, è possibilissimo. Non me la prenderei, comunque. Perché dovrei?

16. Il primo libro che avete desiderato possedere (chiedendolo in regalo, comprandolo, ecc.) e che non fosse un obbligo scolastico.

Non ricordo, ero troppo piccola.

17. Un libro che vi ha cambiato la vita.

Tanti. Ad esempio Mai stata così bene di Rossana Campo. Qualcuno ce l’ha?

18. Fra tutti i libri che avete nella vostra libreria, qual è quello a voi più caro?

Mi affeziono praticamente a tutti. Molti sono legati a un periodo particolare della mia vita.

19. In un eventuale testamento: a chi destinereste i vostri libri?

Sceglierei un erede preciso per alcuni (moltissimi) di essi. Gli altri li lascerei in blocco a una qualche biblioteca, ma ci scriverei sopra il mio nome e pretenderei un’ala della biblioteca stessa a me dedicata, con tanto di targa in marmo bianco (ah! stronzetta e egocentrica anche dopo la morte! mi stimo!).

20. Avete mai contato quanti libri avete?

No, sarebbe fatica sprecata perché sono sparsi un po’ ovunque e perché il loro numero cambia continuamente tra perdite e nuovi acquisti. Ogni tanto vorrei aver tenuto un elenco dei libri letti (sia acquistati che presi in prestito), e talvolta provo anche a stilarne qualcuno, ma è una sfida che travalica decisamente le mie facoltà mnemoniche. Amen.



PS Mi scuso per il variegato cromatismo del post, nonchè per i bruschi cambi della dimensione del testo. Ho provato a sistemate l'html, ma poi mi son detta: perchè mai? si legge benissimo anche così.

lunedì 2 novembre 2009

Spleen



Monotonia portami via.
Monotonia amica mia.
Monotonia vattene via.
Monotonia, monotonia, monotonia.

E adesso che ho associato un'immagine in bianco e nero a poche frasi (che vorrebbero essere incisive), ho fatto il mio dovere. Mi sento una blogger molto alternativa e poetica. Basta poco.

Vado a fare il letto, a lavarmi, a riordinare la stanza e poi magari studio un po'. Solite cose.
As always.
As always.
As always.

(anche l'iterazione delle frasi-chiave è da brava blogger alternativa e poetica, no?)

"Lo spleen decadente è una forma particolare di disagio esistenziale le cui motivazioni non risiedono in episodi specifici, ma rimandano alla natura sensibile del poeta nel suo complesso, alla sua incapacità di adeguamento al mondo reale. Lo Spleen, a differenza del Tedium vitae leopardiano non produce riflessività sulla condizione umana, ma si esprime a livello artistico con la descrizione degli effetti opprimenti e terribili dell'angoscia esistenziale."
(Wikipedia)

(anche le citazioni)(benchè poste quasi sempre a caso)

lunedì 26 ottobre 2009

Come studiare l'arte contemporanea

"Come studiare l'arte contemporanea" è il titolo di uno dei libri che devo preparare per l'esame di Arte Contemporanea (ma và?).
Mi piacerebbe, però, convertire il titolo in "Come studiare l'arte contemporanea?", ovvero: "come posso auto-convincermi a mettermi a studiare seriamente l'arte contemporanea?".

Son problemi, signori. Problemi seri.


mercoledì 21 ottobre 2009

Ricominciamo

E va bene. Proviamoci.
Con calma: come quando ci si riprende da un infortunio (esperienza che, per'altro, mi è totalmente estranea, essendo io una delle persone più sedentarie del pianeta: vado, diciamo, per sentito dire). Si comincia dalle cose facili, i pesi da un kilo, le cazzatine. Per esempio: un post banale banale, piccolo piccolo, su un argomento prevedibile. E magari ci si lamenta anche un po', ci si finge frustrati e desiderosi di tornare subito ai grandi fasti del passato, ai pesi da 50 kili (per esempio: post lunghissimi, metafisici, divertenti, impegnativi eccetera eccetera). Tutte palle: dopo un infortunio, vogliamo solo goderci il meritato riposo. Dopo una lunga assenza, si ricomincia dal basso.

Ad esempio: fa freddo. Vogliamo parlarne? Parliamone.

Prima o poi doveva succedere, e questo lo sappiamo tutti. L'autunno arriva: mi dispiace, è così. Però - introduciamo un bel "però", un'avversativa polemica - c'è modo e modo di arrivare. Di solito l'autunno arriva di soppiatto, pian pianino, permettendoci di abituarci al freddo che aumenta. Quest'anno, invece, è calato come una bomba: nel giro di una settimana siamo passati dal gradevole fresco serale all'atroce gelo che ti striscia nei vestiti a qualunque ora del giorno; dalla giacchetta leggera al cappotto; dal "sediamoci fuori così possiamo fumare una sigaretta" al "diocristo perchè non hanno ancora acceso i caloriferi?".
E in tutto questo sapete qual è, a mio modesto parere, la cosa peggiore?
Entrare in macchina, la sera o la mattina presto, ed essere aggrediti da quel freddo terrificante che solo le lamiere di un'auto sanno generare. Ogni volta che mi capita scopro nuove bestemmie interiori che non conoscevo.

martedì 20 ottobre 2009

mi dispy

Prima di dormire, ogni tanto, penso ad aggiornare questo blog. Dal momento che da alcuni giorni a questa parte vado a dormire intorno alle 2, potete immaginare il tipo di post programmo di scrivere. Principalmente senseless.
Ma poi succedono cose - come quella che è successa ora - e non aggiorno mai.

Mi dispy.

mercoledì 10 giugno 2009

Sillogismi e déjà vu

La vita è veramente l'eterno ritorno dell'identico. Prima succede a me di essere elevata a vittima sacrificale dell'isteria altrui in seguito a cose scritte sul blog. Poi succede - di nuovo - a me. Ora succede al Fratell.
Ma tutto questo moralismo a sproposito, tutti questi cliché da due soldi del tipo "le cose vanno dette in faccia" o "è una questione di principio", tutti questi miti della comunicazione sociale evidentissimamente falsi e/o rari come un panda albino... da dove vengono? E soprattutto: perchè non se ne vanno un po' affanculo?

Detto ciò, il sillogismo dell'anno:

Fratell: ma Chiara non sembra un po' un pirata quando fuma?
Io: perchè mai?
Fratell: perchè chiudi un occhio quando fumi e sembri un pirata!

Conclusione ovvia: sono un pirata

Consorte: non ci sono più pensatori rilevanti, nella nostra epoca
Io: eh già
Consorte: ti viene in mente un qualche filosofo contemporaneo degno di essere considerato tale?
Io: Jack Sparrow

Conclusione ovvia: Jack Sparrow è un filosofo

Pertanto, se io sono un pirata e se diamo per scontato che anche Jack Sparrow lo è, avremo:

Chiara è un pirata + Jack Sparrow (pirata) è un filosofo contemporaneo rilevante = Chiara è un filosofo contemporaneo rilevante

In quanto filosofa contemporanea rilevante mi sento in dovere di lasciarvi una perla di saggezza finale, ed è questa: emancipiamoci dalle frasi fatte e dai moralismi spicci. Per favore.
[Da notare la costruzione circolare del post che ritorna sullo stesso nodo concettuale affrontato all'inizio - un artificio retorico degno del Petrarca, non c'è che dire]
[By the way: sto studiando come una disperata per dare millemila esami tutti molto vicini tra loro ed è veramente stressante, però ho un valido aiuto: si chiama guaranà ed è un po' come le anfetamine, però è legale e non ti conduce lentamente all'autodistruzione - o almeno spero][comunque l'ho usato solo una volta]



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